“Ne facciamo di tutti i colori”: la storia di Emanuele Suardi tra impresa e mancanza di giovani
Emanuele Suardi guida un’impresa di imbiancature con clienti importanti. Ma sul futuro aziendale si allunga l’ombra della mancanza di manodopera giovanile
Questa è una storia di crescita costante e notevole resilienza (termine molto inflazionato, ma stavolta molto calzante), iniziata molto presto. Nato a Osio Sotto nel 1967, Emanuele Suardi ha una ditta consolidata nel settore delle imbiancature e verniciature nella bergamasca, con una carriera che si estende ormai per 44 anni.
Gli inizi col papà
A soli 14 anni, infatti, Emanuele ha cominciato a lavorare al fianco del padre, un imbianchino che svolgeva l’attività da lavoratore autonomo. Subito dopo il ritorno dal servizio militare, all’età di 20 anni, la prima svolta: Emanuele si mette in proprio, operando come ditta individuale.
Inizialmente, Emanuele era “il classico artigiano per altre imprese”, come dice lui. Ma la svolta è già dietro l’angolo, quando arriva il primo grosso cantiere con l’impresa Salvetti, un’esperienza che lo spinge a espandersi assumendo il suo primo operaio, a cui ne segue presto un secondo, poi un terzo, fino ad arrivare agli attuali otto dipendenti, usufruendo anche della prestazione di manodopera di artigiani del settore. Oggi l’impresa di Emanuele Suardi è specializzata in una vasta gamma di servizi, dalle imbiancature e verniciature (civili e industriali), ai rivestimenti esterni a cappotto, fino alla pittura di metallo, legno e strutture complesse.
I momenti di difficoltà, tra resilienza e scelte strategiche
Uno dei momenti più difficili arriva con la famigerata crisi del 2008-2009, che negli anni seguenti ha messo in ginocchio migliaia di imprese edili in tutta la bergamasca.
“Un periodo in cui ho perso moltissimi soldi”, ricorda Emanuele con onestà, e in cui “mi sono sentito precipitare dalle stelle alle stalle da un giorno all’altro”.
Ma, nonostante le difficoltà e la pigrizia (per usare un eufemismo) delle banche a erogare prestiti, Emanuele riesce a dimostrare una grande forza d’animo: “Non ho licenziato nessuno e non ho mai usufruito della cassa integrazione. Mai” ricostruisce con orgoglio. “Con il lavoro e i sacrifici, e ricorrendo a un finanziamento importante, sono riuscito pian piano ad uscire dalla crisi”.

Un’opportunità decisiva per la ripresa arrivata da una collaborazione con DMG Mori, colosso della meccanica con sedi in Italia e all’estero. Questo progetto, che includeva la tinteggiatura di capannoni di dimensioni notevoli lavorando di notte in assenza del personale, viene completato con sorprendente efficienza: “Sono riuscito a completare i lavori 20 giorni prima del termine”
spiega Emanuele, un risultato che ha impressionato i committenti tedeschi abituati a tempistiche più lunghe e che gli ha garantito altre commesse per i successivi sei anni.
Superbonus? No, grazie
La sua lungimiranza si manifesta anche di fronte al Superbonus. A differenza di molti, Emanuele decide infatti di evitare quel tipo di lavori, preferendo mantenere i suoi clienti storici e lavorare come subfornitore.
“Questa scelta oggi mi sta ripagando” spiega, perché “mi sta permettendo la continuità di lavoro con importanti commesse, soprattutto ora che i fondi del PNRR stanno giungendo a termine con il rischio di una nuova crisi nel settore edilizio”.

Oggi la sua impresa opera principalmente in subappalto con grandi imprese come Milesi, Viviani Impianti, Esseci, Ecoedile, a loro volta impegnate con importanti realtà del settore privato e assicurativo quali Generali, Coima, Vittoria Assicurazioni e Deloitte, per le quali ha realizzato lavori prestigiosi a Milano come i nuovi uffici di Deloitte in Corso Italia, interventi in complessi residenziali come il Bosco Verticale e Torri Varesine a Milano. Ma non vanno dimenticati il Palazzetto del ghiaccio a Cortina d’Ampezzo in vista delle Olimpiadi 2026, il cantiere della Teb a Bergamo, i lavori presso l’aeroporto di Orio al Serio, i complessi scolastici delle provincia di Bergamo, Brescia, Asti e Mantova. Il 60% del fatturato deriva da clienti che hanno in carico opere pubbliche, mentre il restante 40% riguarda lavori privati.
Certo, a prescindere dal cantiere, il lavoro oggi è diventato molto più frenetico. Ma, “in un mondo in cui i tempi di consegna diventano sempre più stringenti e la richiesta è di essere ‘veloci sempre’, non ci precludiamo il fatto di prestare attenzione nei dettagli delle finiture che restano sempre la nostra prerogativa”.
Quale futuro? Il problema dei giovani
Nonostante la realizzazione lavorativa, Emanuele si confronta con sfide significative, la più pressante delle quali è la mancanza di manodopera giovane italiana.
“Non riesco a trovare manovalanza giovane,” afferma, evidenziando una preoccupazione sul lasciare la sua ditta ai figli in futuro. Secondo lui, “i ragazzi oggi vedono soltanto il lavoro facile, il guadagno veloce, ma la fatica e alzarsi presto per andare in cantiere non ce l’hanno nel DNA”.

Alcuni ragazzi si presentano ai colloqui chiedendo subito: “Quanto prenderò?” mentre altri vengono addirittura con i genitori, i quali intervengono lamentandosi per gli orari mattutini, per le trasferte o per i pranzi in cantiere. Ma, per Emanuele (e, come lui, anche per moltissimi altri artigiani), il sacrificio è un valore fondamentale: “Nella vita per ottenere qualcosa bisogna fare sacrifici”.
Per il futuro, Emanuele, prossimo alla pensione, ma con l’intenzione di lavorare ancora alcuni anni, desidera che i suoi due figli, Ylenia (28 anni) e Christian (23 anni), già attivi nell’azienda (rispettivamente da due e cinque anni), “abbiano capito l’importanza del sacrificio e possano portare avanti l’impresa”.
I presupposti, per ora, ci sono. La continuità familiare e la trasmissione dei valori del duro lavoro sono la sua più grande speranza per il domani: una speranza che, guardando a Ylenia e Christian, sembra ben riposta.
