Una dolce sosta: la storia di Dante Alborghetti e Almadolce tra impresa e sfide del personale

Dante Alborghetti, alla guida della caffetteria-pasticceria Almadolce, racconta una storia di impegno e successo, con le sfide del passaggio generazionale e del personale che non si trova

Chi dovesse passare in via Roma a Gorle, al civico 4 noterà le vetrine di Almadolce, una caffetteria e pasticceria sempre affollata. Ma difficilmente potrà immaginare l’intera storia di quello che oggi è un articolato gruppo imprenditoriale nel settore alimentare bergamasco, iniziata non in un laboratorio, bensì, in un certo senso, sulla strada.

Era infatti il 1982 quando Dante Alborghetti, un giovane diplomato in elettronica, consapevole che la sua vocazione non risiedeva nei circuiti elettrici ma nel contatto umano, decideva di intraprendere la carriera di agente di commercio per la Fratelli Salvi srl. Era l’inizio di un percorso che, in oltre 40 anni, trasformerà un venditore in un imprenditore capace di anticipare i cambiamenti di un mercato in continua mutazione.

Il primo passo degno di nota avviene nel 1986, quando Dante assume il ruolo di responsabile vendite. Sotto la sua direzione, l’azienda vive una crescita esponenziale, col fatturato che passa da un miliardo delle vecchie lire a tre miliardi e mezzo nel 1992. In questo stesso anno, un’altra svolta: Dante fonda infatti la Alma srl, che esordisce sul mercato ottenendo la concessione di vendita dei biscotti Doria per le province di Bergamo e Lecco. Per due anni l’attività si concentra su questo settore merceologico, per poi inserire anche i prodotti freschi – pasta ripiena, gastronomia e dolci – che rappresentavano il bagaglio di competenze storiche del fondatore.

Ma il vero punto di svolta arriva nel 1999. Con un’operazione che unisce visione strategica e legami familiari – avendo Dante sposato la figlia di uno dei soci fondatori della Fratelli Salvi – l’imprenditore acquisisce le quote dei soci uscenti e l’intero pacchetto immobiliare, inclusi capannoni e terreni. Da quel momento, Alma e Fratelli Salvi iniziano un percorso di integrazione che porterà alla creazione di un gruppo oggi composto da quattro realtà distinte: la holding immobiliare PGS, che gestisce il patrimonio e funge da capofila; la società di produzione Alma; il ramo commerciale all’ingrosso Fratelli Salvi e la società TGEFFE, dedicata alla vendita al dettaglio e somministrazione.

L’intuizione artigiana e la scommessa sulla produzione

Ma l’attività su cui puntiamo lo sguardo in questo racconto è Alma srl. La capacità di resilienza emerge con chiarezza nel 2003, quando Dante decide di diversificare entrando nel mondo della produzione. Inizialmente la scommessa riguarda la cosiddetta “quinta gamma” (verdure cotte e confezionate), avviata grazie alla collaborazione con un socio di minoranza esperto in gastronomia. Tuttavia, l’impianto produttivo si rivela presto sovradimensionato: la struttura è pronta per produrre 1.000 kg di verdure al giorno, a fronte di un mercato che ne assorbe appena 50.

Invece di retrocedere, Dante sceglie di evolvere.

«Se devo fare la pasta sfoglia per le torte salate, posso farla anche per lo strudel»

È la scintilla che nel 2005 porta alla produzione di pasticceria fresca e secca, sia dolce che salata, con il punto vendita e l’insegna Almadolce, distribuita non solo attraverso la Fratelli Salvi ma anche tramite altre società di distribuzione in tutta la Lombardia. Questa metamorfosi si completa con l’inaugurazione nel 2018 del laboratorio dedicato al “senza glutine”. Quest’ultima iniziativa nasce da una profonda sensibilità verso le intolleranze alimentari, ispirata dalla storia di un’impiegata celiaca. E per garantire l’eccellenza, Dante si affida a un formatore di pasticceria, un insegnante di una scuola di Bergamo che si offre per sviluppare le ricette e formare il personale. Una scelta che premia: oggi questa divisione è fornitore esclusivo di snack senza glutine per i prestigiosi centri QC Terme.

Le sfide del presente: il “denominatore comune” del personale

Nonostante il successo, Dante non nasconde le ombre di un settore che è stato rivoluzionato dall’avvento della grande distribuzione, dell’hard discount e dell’e-commerce. “Noi ci siamo sempre adattati cercando a volte anche di anticipare i tempi. Quando ci siamo resi conto che l’ingrosso diventava perdente sul medio-lungo periodo, abbiamo diversificato entrando nella produzione e nella somministrazione”. Ma la criticità principale, “un comune denominatore di tutte le nostre attività” come dice Dante, resta la gestione del personale.

“Una volta facevi le selezioni per scegliere il meglio. Poi è arrivato il periodo in cui facevi le selezioni e prendevi il meno peggio e oggi prendi quello che c’è”

L’analisi è lucida: nel ramo dell’ingrosso, gli agenti sono scesi da 12 a quattro perché il sistema di tassazione attuale non incentiva il passaggio alla partita IVA. Nella produzione e somministrazione, invece, il problema è il ricambio generazionale. “L’ultima pasticcera, per esempio, è andata all’estero a fare nuove esperienze. Ci troviamo in un mercato dai margini risicati e quindi per noi gli spazi di trattativa negoziale sono proprio limitati!”. In questo scenario difficile, brilla però una storia di integrazione: l’assunzione di una famiglia di profughi ucraini, marito e moglie, che, dopo aver imparato la lingua, sono diventati colonne portanti del laboratorio. Inoltre, per fidelizzare le figure chiave, Dante sceglie di cedere una piccola quota societaria alla responsabile del personale della TGEFFE, valorizzandone il ruolo.

Passaggio generazionale e orizzonti futuri

Il tema del futuro è centrale. Sebbene formalmente in pensione da un paio d’anni, Dante mantiene la carica di amministratore. Il passaggio generazionale è già in atto: al figlio è stata ceduta la nuda proprietà della Fratelli Salvi. Non mancano però i dispiaceri tipici dell’impresa familiare: “Una nipote e una figlia hanno scelto strade diverse”, spiega Dante, complice un lavoro ritenuto troppo stressante.

Anche il digitale è visto con pragmatismo. Dopo un esperimento con l’e-commerce durante il Covid, l’azienda ha preferito fare un passo indietro: “Non puoi portare una torta da 50 euro a Brescia con 50 euro di spese di consegna“. E siccome Dante è il primo a definirsi con onestà “vecchio di mentalità per queste piattaforme”, va da sé che la sfida digitale è stata delegata interamente al figlio.

In totale, il gruppo impiega oggi circa 25 persone. È una realtà che ha saputo navigare tra le crisi, mantenendo solidità finanziaria e identità, dimostrando che l’artigianato moderno è un delicato equilibrio tra memoria familiare e coraggio di cambiare rotta quando il mercato lo richiede. Se passate in via Roma a Gorle, entrate da Almadolce al civico 4, e forse ve ne accorgerete.

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