Autotrasporto, Patrizio Ricci a RAI Isoradio: le tutele esistono, vanno applicate
Intervistato dalla trasmissione Camionisti di RAI Isoradio, il presidente di CNA Bergamo Patrizio Ricci ha commentato i messaggi di autisti e padroncini su pensione, prezzi, tempi di carico e tecnologia. Il filo conduttore è chiaro: il settore deve smettere di subire e iniziare a far valere ciò che la legge già riconosce.
Davanti alle voci di autisti e padroncini raccolte dal programma, Ricci ha scelto di non rifugiarsi nella denuncia generica. Ha invece messo in fila quattro temi che oggi attraversano il settore e ha indicato, per ciascuno, un punto di azione concreto.
Lavoro usurante e pensione: serve un riconoscimento, ma con equilibrio
Il primo messaggio, firmato Mirko, chiedeva il riconoscimento dell’autotrasporto come lavoro usurante, con la possibilità di andare in pensione prima dei 67 anni.
Ricci non ha eluso il punto: guidare mezzi pesanti per 13-15 ore al giorno, con il riposo spesso consumato in cabina, è effettivamente un’attività logorante.
Allo stesso tempo, il presidente di CNA Bergamo ha invitato a non confondere i piani. Esiste anche chi, dopo i 68 anni, vorrebbe continuare a guidare nonostante il ritiro della patente: una richiesta che, ha spiegato Ricci, l’associazione non può sostenere.
Il punto vero è un altro: costruire con INPS e legislatore un percorso pensionistico che tenga conto dell’usura reale di questo mestiere, permettendo a chi lo svolge di lavorare meno e ritirarsi prima.
Prezzi schiacciati e gasolio in salita: il nodo del potere contrattuale
Il secondo messaggio, di Claudio, fotografava una difficoltà che molti padroncini conoscono bene: prezzi al ribasso, gasolio in aumento, e committenti che rispondono “vi hanno tolto le accise, vi dovete accontentare“.
Qui Ricci ha portato il discorso sul terreno del mercato, senza addolcirlo. Ogni autotrasportatore movimenta merci diverse e il rapporto con il committente diventa, alla fine, una questione di peso negoziale.
Le associazioni di categoria hanno messo a disposizione strumenti come i costi minimi pubblicati sul sito del Ministero, ma resta sempre chi cerca di forzare al ribasso.
La posizione più esposta è quella del monoveicolare e di chi lavora per un solo cliente: il classico anello debole della catena.
La parola chiave, secondo Ricci, è stabilità: quando i costi salgono, il riconoscimento economico deve seguire. Un principio che però il mercato, da solo, non garantisce.
Tempi di carico e scarico: il decreto c’è, ora va usato
Mario, terzo intervenuto, chiedeva di ridurre i tempi morti al carico e allo scarico, magari con un sistema di prenotazione. Su questo punto Ricci ha ricordato un passaggio normativo decisivo: il decreto infrastrutture del giugno 2025 ha rivisto la franchigia portandola a 90 minuti e ha fissato un ristoro economico di 100 euro per ogni ora successiva (o frazione).
“La legge c’è, va applicata” è stata la posizione del presidente. La differenza, oggi, non la fa più la norma: la fa la capacità dell’imprenditore di emettere la fattura per i tempi di attesa, anche quando il committente fa resistenza o tenta di inserire clausole contrattuali contrarie alla legge (clausole che, ha precisato Ricci, sono a loro volta illegittime).
Il messaggio è diretto a chi teme di perdere il lavoro chiedendo ciò che gli spetta: «bisogna che tutti noi cominciamo a diventare grandi». Un invito a esercitare il diritto, non a invocarlo.
Tecnologia e concorrenza: monitoraggio sì, ma per tutti
L’ultimo messaggio, di Fabrizio, individuava nella tecnologia, nella delocalizzazione e nella concorrenza estera le cause del peggioramento delle condizioni di lavoro. Ricci ha proposto una lettura diversa.
La tecnologia, in particolare i tachigrafi di nuova generazione, consente alle forze dell’ordine di tracciare con precisione quando un mezzo entra ed esce dal Paese: uno strumento che ha sanzionato pratiche scorrette molto più di quanto avvenisse in passato.
In questo senso il monitoraggio, ha sostenuto, è un fattore di legalità che riguarda tutti gli operatori, italiani ed esteri.
Anche il tema della concorrenza viene riportato dal presidente di CNA Bergamo dentro la cornice del mercato: faticosa, ma affrontabile da chi sa intercettare i segmenti giusti, anche oltre confine.
Il messaggio di fondo: forza imprenditoriale, non lamento
Riascoltando l’intervista emerge un filo comune. Su pensione, prezzi, tempi di attesa e tecnologia, Ricci sposta sempre l’attenzione dallo stesso punto: smettere di considerarsi parte debole per posizione e iniziare a comportarsi come imprenditori che conoscono e applicano gli strumenti a disposizione.
Le leggi esistono. I costi minimi sono pubblici. I 100 euro per ora di attesa sono dovuti. La tecnologia tutela chi lavora in regola. Ciò che manca, spesso, è la determinazione collettiva a esercitare questi diritti, anche quando significa affrontare un committente più grande.
È un messaggio scomodo, ma onesto. E ribalta il piano della discussione: dalla rivendicazione alla responsabilità.
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