La verità sulla fine della crisi

 

Alla ripresa delle attività produttive in autunno, sono svariate le fonti che riferiscono di segnali incoraggianti per lo stato dell’economia. L’aumento tendenziale del Pil nel secondo trimestre del 2017, pari all’1,5%, è il più alto registrato dall’Istat da sei anni, e, in generale, i più autorevoli osservatori internazionali stimano al rialzo le previsioni di crescita per il 2017.

 

L’osservatorio del mercato del lavoro di CNA si sbilancia e parla addirittura di “semestre (il primo del 2017, ndr) da incorniciare” per l’occupazione nelle piccole imprese,in crescita del 3% rispetto allo stesso periodo del 2016. Andando nel dettaglio, il periodo gennaio-giugno 2017 sembra essersi accaparrato una parte consistente della crescita occupazionale scattata a dicembre 2014, vale a dire dall’introduzione, tramite Legge di stabilità, di importanti sgravi contributivi sulle assunzioni a tempo indeterminato.
Se in tutto questo periodo l’occupazione nelle piccole imprese è cresciuta del 10,4%, il primo semestre di quest’anno pesa per quasi la metà di questa progressione, con un +4,5%. E se già il dato di maggio (+3,8% su base annua) era stato da record, quello di giugno non è stato da meno, avendo visto una crescita dello 0,8% sul mese precedente. Questa tendenza, molto probabilmente, è il risultato combinato delle condizioni economiche italiane leggermente migliorate, che hanno spinto artigiani, micro e piccole imprese a nuove assunzioni, in grado a loro volta di attivare un effetto positivo sui redditi, i consumi, l’occupazione ulteriore. A giugno le piccole imprese hanno visto crescere le assunzioni (+30,1%). Attenzione, tuttavia, alla tipologia dei contratti. L’incremento è sostenuto dalla crescita dei contratti a tempo determinato (+26% in un anno).

Un fenomeno riconducibile, almeno parzialmente, alla sostituzione di personale in ferie. È continuata la crescita anche delle assunzioni con contratto di lavoro intermittente (+291,9%, anche per colmare il vuoto lasciato dall’abolizione dei voucher) e dell’apprendistato (+13,2%) mentre hanno registrato un calo dell’11,5% le assunzioni a tempo indeterminato. Complessivamente, i contratti a tempo determinato sono saliti al 19% (+9,8%) del totale, gli apprendisti all’8,4% (+2,2%) e il lavoro intermittente al 2,6% (+0,6%). Una ricomposizione frutto delle esigenze di maggiore flessibilità determinate nelle imprese da una ripresa senz’altro percepibile ma ancora gracile che non garantisce sulla sua tenuta e, di conseguenza, su “investimenti” occupazionali di lungo periodo.

Attenzione, quindi, a non cantar vittoria troppo presto. Un giornale come Linkiesta, per esempio, sottolinea che c’è un boom di posizioni di lavoro nel turismo, nella ristorazione e in altri servizi, dove però i salari sono bassi perché la produttività non cresce e sono a basso valore aggiunto. Gli stipendi (che possono aumentare i consumi), semmai, crescono nella manifattura, che però fatica a creare posti di lavoro. In definitiva: ben venga la ripres(in)a, ma possiamo pensare che “passata la nottata” tutto torni come prima del 2007. No. Abbiamo il dovere di non illudere le nostre imprese, portando il nostro contributo nel costruire un nuovo modello di sviluppo, fondato sui principi ispiratori della collaborazione, inclusione, lavoro in rete, solidarietà.


Leone Algisi, presidente CNA Bergamo.